Rossano, alla scoperta del “Codex Purpureus Rossanensis”

Rossano, alla scoperta del “Codex Purpureus Rossanensis”

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Rossano, splendida città calabrese situata sulla fascia orientale della Piana di Sibari, a due passi dalla Sila ed uno e mezzo dalla splendida costa jonica. La citta, “volgarmente” conosciuta come Rossano Calabro, è scrigno di storia e cultura. Il pezzo forte della collezione? Il Codex Purpureus Rossanensis.

ROSSANO, LA BIZANTINA

Rossano fu una città militarmente forte per essere riuscita a non cedere a nessuna conquista da parte dei popoli barbari: visigoti, longobardi e saraceni che avevano più volte tentato di impadronirsene. Inoltre, ciò che la segnò profondamente, fu il suo profondo legame con l’Impero d’oriente. Nel X secolo, infatti, divenne la capitale delle province bizantine in Italia, sede strategica e centro della vita religiosa. A testimoniarne tale legame è il suo ricchissimo patrimonio di arte e di storia, che contribuirono a definirla da sempre la Ravenna del Sud o Rossano la bizantina.

IL PAPA E L’ANTIPAPA DI ROSSANO

A Rossano sono legati anche tanti personaggi importanti della storia. Per esempio, in ambito religioso, sono nati a Rossano ben un Papa e un Antipapa. Il Papa in questione è Giovanni VII (Rossano, 650 – Roma, 18 ottobre 707), e l’Antipapa è Giovanni XVI (Giovanni Filagato Rossano, … – Fulda, 26 agosto 1001, Vescovo e Antipapa col nome di Giovanni XVI dal 997 al 998).

CODEX PURPUREUS ROSSANENSIS

Testimonianza di una storia dal sapore bizantino è il Codex Purpureus Rossanensis una delle opere più prestigiose della Calabria, che si conserva nel Museo di Rossano. Si suppone che sia stato composto in medioriente, ad Antiochia di Siria o a Cesarea in Palestina più o meno tra il IV, il VI e il VII secolo.

Anche se il suo nome fa pensare ad una formula magica di Harry Potter, il Codex è appunto un codice miniato ossia di un manoscritto illustrato il cui testo è accompagnato da decorazioni che possono trovarsi a capo lettera o ai margini del testo, e completato dall’inserimento di figure. È detto purpureo perchè i fogli del testo sono vergati su una pergamena tinta con porpora bluastra, mentre le pagine con le miniature sono di colore rossastro.

Oggi il Codex si presenta privo dei vangeli di Giovanni e Luca ma, in origine, raccoglieva i testi completi. Dei quattro vangeli oggi ne rimangono solo due: quello di Matteo e quello di Marco. Il codice era composto in totale da 376 pagine scritte in lingua greca; oggi ne sono rimaste 188. Conteneva, inoltre, 16 stupende miniature di cui se ne conservano 14.

L’inizio dei Vangeli era preceduto da un insieme di testi accessori che oggi, purtroppo, si sono conservati solo in parte come: la lettera di Eusebio a Carpiano e le dieci tavole dei Canoni Eusebiani, che costituirono una sorta di indice dei quattro vangeli canonici  della tarda antichità e del Medioevo, prima che avvenissero le suddivisioni in capitoli e in versetti e ciò si verificò tra il XIII e il XVII secolo.

Il codice è di elevatissima qualità e presenta una dimensione medio-grande. La sua qualità elevata era anche data dall’uso della porpora che era ricavata dal murex, un mollusco, il cui uso era abbastanza diffuso tra le classi più elevate per il suo notevole costo, in epoca tardo-imperiale. Il Codex presenta le prime tre righe dei Vangeli con lettere d’oro, mentre il resto del testo è in argento eseguita in una maiuscola biblica disposta su due colonne. Per il resto i titoli che accompagnano le miniature presentano la maiuscola ogivale diritta. Per la preziosità del manoscritto, la raffinatezza dei materiali impiegati la loro alta qualità si può dedurre che dovette essere utilizzato in onore di Cristo, Rex regnantium e Megas basileus.

La sequenza narrativa del Codex di Rossano che ci è pervenuta, illustra le scene della vita pubblica di Gesù e scene della sua Passione in un ciclo continuo. Nella parte inferiore della narrazione figurata compaiono i busti dei profeti che reggono dei cartigli svolti, sui quali sono impressi i passi veterotestamentari relativi agli eventi della vita, ma anche alla dottina salvifica di Cristo. L’intento visivo è quello di stabilire concordanza tre le profezie del Vecchio Testamento e gli eventi collegati alla vita di Cristo. L’abilità artistica dei miniatori del Codice di Rossano è ampiamente provata nell’essere riusciti a evidenziare e a interpretare le espressioni dei personaggi raffigurati.

CODEX, PATRIMONIO DELL’UNESCO

Il Codex Purpureus Rossanensis ha ottenuto, nell’ottobre del 2015, il prestigioso riconoscimento dall’UNESCO che gli ha permesso di essere annoverato tra i bene eccellenti, patrimonio dell’umanità. Tale conquista non può che confermare il prestigio di una città, quella di Rossano, che indubbiamente meriterebbe di essere valorizzata al meglio.

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